Secondo giorno dell'anno.
Avrei voluto scrivere questo post che ho in mente da un po' qualche giorno fa, ma la mia mano sinistra funziona ancora male, per cui eccomi qui adesso. Non so se il titolo sia giusto: a dire il vero potrebbe anche essere "Il mondo che vorrei", ma alla fine credo che cambi poco. Vorrei semplicemente che il tempo che passa potesse migliorare un po' il mondo in cui mi trovo.
Nel mondo che vorrei, l'Amore, quello con la A maiuscola, vince sulle ipocrisie, sul denaro, sulle menzogne, sui tradimenti, sulla finzione. Avete presente i bambini? Ecco... non esistono doppi sensi, per loro, nè barriere, nè filtri. Se parlano, dicono quel che pensano, se agiscono, fanno quello che per loro è giusto, naturale, ovvio.
Nel mondo che vorrei, le persone adulte dovrebbero ritrovare un po' della spontaneità del fanciullo che è in ognuno di sè, un lato comico in ogni cosa ed il sorriso spontaneo e stupìto per le cose che capitano ogni giorno e che nessuno dice di avere il tempo per fermarsi a goderne appieno. Un panorama, un'alba, una serata di musica, una colazione alle 5 del mattino, un mare in tempesta, un campo di girasoli, una gita organizzata all'ultimo, un volo in braccio ad un amico, il sorriso della persona che amiamo, un regalino inaspettato, un complimento da chi non te lo aspetti, un sms da una persona lontana, una canzone che esce dalla radio mentre guidiamo uscendo dal lavoro... banalità, forse, gesti quotidiani, cose di tutti i giorni... eppure troppo spesso nessuno ci fa caso, perchè abbiamo fretta, non abbiamo tempo, siamo in ritardo, c'è qualcosa "da fare per forza".
Nel 2011 che vorrei, ci deve essere ancora il tempo per sdraiarsi in un prato e osservare le nuvole che corrono a formare forme strane e impreviste... o alzare gli occhi in una serata fresca, per guardare quei milioni di diamanti incastonati nel cielo che brillano sopra di noi. Il naso all'insù, l'odore della natura, un brivido dentro... fermarci per chiederci dove stiamo andando... fermarci per guardarci dentro... fermarci per ascoltare in silenzio il battito del nostro cuore, le paure, i sogni, le emozioni...
L'anno che vorrei, dovrebbe portare lavoro e soddisfazioni per tutti quelli che si impegnano, a coloro che amano quello che fanno e cercano di crescere sempre di più nel proprio mestiere, di migliorarsi, di evolversi, di accrescere la propria esperienza; nel mondo che vorrei, il guadagno e gli stipendi dovrebbero andare al passo coi tempi... e non rimenere uguali per anni, mentre la spesa, il carburante, l'autostrada, le bollette e tutto il resto aumentano senza sosta. Le famiglie e i single dovrebbero poter far fronte a tutte le spese anche dopo il 20 del mese e - perchè no? - ogni tanto potersi anche permettere qualche giorno di ferie. Sarebbe bello che nel 2011 la gente smettesse di morire di fame, mentre molti altri acquistano case, auto o barche che valgono milioni. Sarebbe meraviglioso se per avere una stanza propria non ci si dovesse indebitare con le banche per decenni e che il conto della spesa del supermercato non crescesse del doppio ogni 3 anni per compare carne, latte e pane...
Nel mondo che vorrei, le donne sono più tutelate e rispettate... e non guadagnano - a pari mansione - sempre meno degli uomini; se vincono un concorso o salgono di livello, nessuno pensa che sia andata a letto con qualcuno di importante, ma soltanto che forse se l'è meritato.
Nel 2011 che vorrei, gli uomini ritrovano la cavalleria persa da anni, il piacere di corteggiare una donna, la galanteria che ormai sembra roba d'altri tempi; e ricominciano a preferire la classe di uno sguardo piuttosto di una risata sguaiata, lo spacco di un tubino rispetto ad una minigonna, il vedo-non-vedo anzichè il vedo-e-basta... e imparano a riconoscere la fragilità che c'è molte volte dietro una finta timidezza, o la sensibilità che si nasconde in fondo ad una durezza solo apparente.
Nel mondo che vorrei, la giustizia deve fare il proprio corso, imprigionare chi non ha rispettato le regole, e aiutare chi, invece, della giustizia e dei suoi percorsi lunghi anni non ne può più.
Nell'anno che vorrei, vige la regola dei mutuo soccorso, dove omertà, ipocrisia ed egoismo scompaiono, per lasciare posto a carità, affetto, servizio verso il prossimo e benevolenza...
Nel mondo che vorrei - e che credo molti altri oltre a me vorrebbero - smettiamo tutti di lamentarci almeno un pochino... e rimbocchiamoci le maniche per fare anche solo un piccolo, forse apparentemente inutile gesto, che possa cambiare in meglio questo 2011 che ci attende.
E allora buon anno a tutti, amici vicini e lontani. Buon 2011 a chi è solo e a chi invece ha una grande famiglia; auguri a chi colora il mondo con la propria musica, a chi lo rende migliore con il volontariato e a quelli che invece dicono di stare bene da soli, ma poi si sentono subito persi. Auguri alle persone che faticano e lavorano tutto l'anno, ai giovani che studiano e ai bambini che giocando e ridendo ci osservano ogni giorno. Auguri a chi mi vuole bene, e anche a chi non me ne vuole. Buon anno agli amici che condividono con me molto del loro tempo, a quelli persi e lontani, anche chi mi ha fatto del male, perchè possa non farne a qualcun'altro. Buon 2011 alla mia famiglia "di sangue", in particolare al mio papà; e alla "famiggghia" di amici, unita da un legame a volte molto più stretto della parentela vera.
Auguri a chi mi ha amata, ma non è stato in grado di "scegliermi", a chi era solo convinto di amarmi, a chi s'è solo preso il mio amore senza sapermi donare il proprio, a chi mi sta amando, ma per qualche motivo non riesce a dirmelo...
Ma, soprattutto, buon 2011 a tutte le Donne! A tutte quelle che corrono tutto il giorno senza sosta, a chi riesce ad abbinare ufficio/casa/palestra/compagno/figli senza avere il dono dell'ubiquità; alle donne con una speranza nel cuore ed un sogno nel cassetto; quelle che amano sapendo aspettare e a quelle che invece sanno pretendere ciò che vogliono. Alle donne che arrivano a casa distrutte la sera, ma trovano ancora la forza di farsi belle per il proprio compagno o cucinare la cena per la propria famiglia. A tutte quelle che camminano da sole ogni giorno, il cui destino le ha rese forti il doppio, tenaci, coraggiose... ma che in fondo combattono con la paura, con la solitudine, fragili e sensibili anche più delle altre.
A quelle che sanno sempre consolare e trovare una parola buona, che sono la confidente di tutti e serbano nel cuore e nella propria giornata posto e tempo per chi ha bisogno.
Alle donne che sanno amare, giocare, ridere, divertirsi, cantare e lavorare senza fermarsi; a quelle che provano a strappare l'amore dal cuore del proprio uomo e offrire una carezza anche a chi fa loro del male. Auguri a quelle che sorridono sempre ogni giorno, anche se provano dolore in fondo al cuore e una lacrima illumina gli occhi.
Auguri alle donne sincere, a quelle autoironiche, a quelle simpatiche; a quelle insicure con l'eterno bisogno di una carezza; a quelle che amano sprofondare in un abbraccio; a quelle la cui semplicità riesce ad ammaliare, che sorridono con gli occhi... quelli che, a saperli guardare bene, raccontano di lei ogni cosa...
BUON 2011 a chi sa vivere col cuore... e spende la propria vita per i sogni, le speranze, le emozioni.
domenica 2 gennaio 2011
martedì 28 settembre 2010
Una medaglia dai 3 rovesci...
28 settembre 2010... ESATTAMENTE UN ANNO FA SCRIVEVO...
"lunedì 28 settembre 2009
...e poi...
...ci sono dei momenti in cui lo stomaco è in subbuglio, la testa è piena e fai fatica a pensare... e fa male, tanto male... che non riesci ad essere lucido... ma soprattutto non sai se un evento (o, meglio, una decisione) sia quello che volevi. E non sai scegliere (perchè in realtà non PUOI scegliere) se sia stato qualcosa di negativo o di positivo...
Pensi e ripensi, eppure è troppo complicato...
...ancora una volta... ancora da capo...
Ancora lo stomaco che offusca gli occhi, ancora quel brivido e quella voglia di un abbraccio...
Forse era più di quello che pensavo...
...forse..."
Ed eccoci qui... un anno passato, volato come un soffio d'aria leggera in una giornata di piena primavera. Non potevo non riscrivere proprio oggi... di questi giorni intensi e lievi, d'amore e d'odio, di speranze e di paure, di sogni e di dura realtà, di abbracci tra cui affondare e poi di freddo e pensieri.
Una medaglia dai 3 rovesci.
...e dai mille risvolti
sempre nuovi
sorprendenti
deludenti
affascinanti
stupefacenti
colorati
caldi
violenti
dolci
ritmati.
...quando impari che 1+1 è uguale a 1...
chissà ancora per quanto... non lo so...
Ma il fatto è... che... è di certo molto più di quello che pensavo...
...
"lunedì 28 settembre 2009
...e poi...
...ci sono dei momenti in cui lo stomaco è in subbuglio, la testa è piena e fai fatica a pensare... e fa male, tanto male... che non riesci ad essere lucido... ma soprattutto non sai se un evento (o, meglio, una decisione) sia quello che volevi. E non sai scegliere (perchè in realtà non PUOI scegliere) se sia stato qualcosa di negativo o di positivo...
Pensi e ripensi, eppure è troppo complicato...
...ancora una volta... ancora da capo...
Ancora lo stomaco che offusca gli occhi, ancora quel brivido e quella voglia di un abbraccio...
Forse era più di quello che pensavo...
...forse..."
Ed eccoci qui... un anno passato, volato come un soffio d'aria leggera in una giornata di piena primavera. Non potevo non riscrivere proprio oggi... di questi giorni intensi e lievi, d'amore e d'odio, di speranze e di paure, di sogni e di dura realtà, di abbracci tra cui affondare e poi di freddo e pensieri.
Una medaglia dai 3 rovesci.
...e dai mille risvolti
sempre nuovi
sorprendenti
deludenti
affascinanti
stupefacenti
colorati
caldi
violenti
dolci
ritmati.
...quando impari che 1+1 è uguale a 1...
chissà ancora per quanto... non lo so...
Ma il fatto è... che... è di certo molto più di quello che pensavo...
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mercoledì 22 settembre 2010
La coppia senza fine
Ieri Sandra Mondaini e Raimondo Vianello hanno finito di morire. Avevano cominciato cinque mesi fa, quando si era esaurito il polo maschile della coppia.
Da quel momento la conclusione era nota: nessuna pila può funzionare con un polo solo. La salute precaria dell'attrice ha accelerato l'opera di ricongiungimento, altrimenti dovremmo concludere che chi sopravvive al proprio coniuge non lo abbia amato davvero. Eppure molti di noi conservano nell'album di famiglia una storia simile. Nel mio c'è una nonna romagnola che comandava il marito a bacchetta ed era così anticonformista nei gesti e autonoma nei giudizi che quando il nonno se ne andò a poco più di sessant'anni, tutti pensarono che per lei sarebbe stato l'inizio di una seconda vita. Invece l'anno dopo lo aveva già raggiunto nel paradiso dei borbottoni. Evidentemente era quell'uomo a trasmetterle l'energia che le serviva per tiranneggiarlo, ma anche per amarlo con una purezza che di rado mi è poi capitato di riscontrare altrove.
Sandra e Raimondo - i veri divi televisivi non possiedono cognomi - hanno recitato a beneficio di un intero popolo la storia autentica dell'Amore Possibile, che non è mai un'emozione violenta e fuggevole, come nelle pubblicità, ma un sentimento lento, difficile, a tratti noioso («che barba che noia!») e però capace di creare una realtà nuova. Il Noi. Occorre fare chiarezza su questo punto, perché il romanticismo deteriore lo ha spolpato di senso. Creare il Noi di una coppia non significa distruggere i due Io che la compongono, annullandoli fino all'abbrutimento. Anzi, il Noi cresce e si fortifica solo in quelle unioni dove le individualità conservano intatta la loro forza. Il Noi non sostituisce gli Io. Li affianca. E' una terza entità autonoma e non va confusa neppure con i figli, tanto è vero che prospera in moltissime coppie sterili: Sandra e Raimondo ne sono una prova.
Gli amici dell'uno o dell'altro osservano il Noi dall'esterno e ne danno quasi sempre un giudizio negativo. Sembra loro che nella fusione i due Io ci abbiano rimesso troppo. Gli estimatori di Hillary Clinton, per esempio, considerano Billary (il Noi) una zeppa messa lì per rallentarle la vita. E quelli di Vianello imputavano a Sandra & Raimondo (il Noi) la mortificazione professionale dell'attore, destinato a diventare il Peter Sellers italiano se l'incontro con una donna che era l'esatto opposto della milanese radical-chic non ne avesse deviato il talento verso i facili denari della televisione berlusconiana. Ma è sbagliato giudicare il prossimo imprestandogli le proprie nevrosi. Se una coppia resiste nel tempo, specie in un tempo come questo governato dal demone della precarietà, significa che ha trovato un equilibrio sano. Ha sublimato le sue emozioni in sentimenti. Lungo le montagne russe della convivenza, quella coppia potrà litigare, tradire. Potrà persino lasciarsi. Ma non troppo a lungo e mai fino al punto di spezzare il cordino invisibile che la tiene insieme: il Noi che le tradizioni spirituali, religiose e no, indicano come il traguardo verso cui tendono naturalmente tutti gli esseri umani. Anche quando lo negano. Perché l'unità di Uomo non è l'uomo. E' la coppia. E nel loro piccolo, che poi tanto piccolo non è, gli sketch di Sandra & Raimondo saranno sempre lì a ricordarcelo.
(Massimo Gramellini)
Da quel momento la conclusione era nota: nessuna pila può funzionare con un polo solo. La salute precaria dell'attrice ha accelerato l'opera di ricongiungimento, altrimenti dovremmo concludere che chi sopravvive al proprio coniuge non lo abbia amato davvero. Eppure molti di noi conservano nell'album di famiglia una storia simile. Nel mio c'è una nonna romagnola che comandava il marito a bacchetta ed era così anticonformista nei gesti e autonoma nei giudizi che quando il nonno se ne andò a poco più di sessant'anni, tutti pensarono che per lei sarebbe stato l'inizio di una seconda vita. Invece l'anno dopo lo aveva già raggiunto nel paradiso dei borbottoni. Evidentemente era quell'uomo a trasmetterle l'energia che le serviva per tiranneggiarlo, ma anche per amarlo con una purezza che di rado mi è poi capitato di riscontrare altrove.
Sandra e Raimondo - i veri divi televisivi non possiedono cognomi - hanno recitato a beneficio di un intero popolo la storia autentica dell'Amore Possibile, che non è mai un'emozione violenta e fuggevole, come nelle pubblicità, ma un sentimento lento, difficile, a tratti noioso («che barba che noia!») e però capace di creare una realtà nuova. Il Noi. Occorre fare chiarezza su questo punto, perché il romanticismo deteriore lo ha spolpato di senso. Creare il Noi di una coppia non significa distruggere i due Io che la compongono, annullandoli fino all'abbrutimento. Anzi, il Noi cresce e si fortifica solo in quelle unioni dove le individualità conservano intatta la loro forza. Il Noi non sostituisce gli Io. Li affianca. E' una terza entità autonoma e non va confusa neppure con i figli, tanto è vero che prospera in moltissime coppie sterili: Sandra e Raimondo ne sono una prova.
Gli amici dell'uno o dell'altro osservano il Noi dall'esterno e ne danno quasi sempre un giudizio negativo. Sembra loro che nella fusione i due Io ci abbiano rimesso troppo. Gli estimatori di Hillary Clinton, per esempio, considerano Billary (il Noi) una zeppa messa lì per rallentarle la vita. E quelli di Vianello imputavano a Sandra & Raimondo (il Noi) la mortificazione professionale dell'attore, destinato a diventare il Peter Sellers italiano se l'incontro con una donna che era l'esatto opposto della milanese radical-chic non ne avesse deviato il talento verso i facili denari della televisione berlusconiana. Ma è sbagliato giudicare il prossimo imprestandogli le proprie nevrosi. Se una coppia resiste nel tempo, specie in un tempo come questo governato dal demone della precarietà, significa che ha trovato un equilibrio sano. Ha sublimato le sue emozioni in sentimenti. Lungo le montagne russe della convivenza, quella coppia potrà litigare, tradire. Potrà persino lasciarsi. Ma non troppo a lungo e mai fino al punto di spezzare il cordino invisibile che la tiene insieme: il Noi che le tradizioni spirituali, religiose e no, indicano come il traguardo verso cui tendono naturalmente tutti gli esseri umani. Anche quando lo negano. Perché l'unità di Uomo non è l'uomo. E' la coppia. E nel loro piccolo, che poi tanto piccolo non è, gli sketch di Sandra & Raimondo saranno sempre lì a ricordarcelo.
(Massimo Gramellini)
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sabato 3 aprile 2010
lunedì 8 marzo 2010
il MIO 8 marzo

Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
"Scoppiò" un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.
Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria con il lavoro.
In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne.
Non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell'8 marzo assunse col tempo un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.
Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato di questa ricorrenza, e, mentre la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali.
Così molte donne che rifiutano l'immagine della donna proposta dalla società odierna, per anni hanno smesso di riconoscersi in questa giornata.
Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, non sono state rimosse e ancora la donna è troppo spesso spesso ultima tra gli ultimi.
Credo che sia necessario riappriopiarsi di questa giornata, di farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana.
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